Saper ascoltare e leggere le percezioni e i sentimenti dei collaboratori riguardo all’ambiente di lavoro consente di creare benessere, in quanto porta ad identificare elementi potenzialmente negativi trasformandoli in opportunità.
In questo appuntamento del Mensile ne analizzeremo un esempio: lo stress.
Lo stress è una realtà inevitabile nell’odierna vita di tutti i giorni che, nel contesto aziendale, può influenzare profondamente la performance e la percezione di benessere che i collaboratori avvertono nell’ambiente di lavoro.
Lo stress è il risultato di un processo complesso che coinvolge l’individuo nella sua interazione con l’ambiente.
Infatti, quando l’individuo entra in contatto con stimoli esterni, sviluppa una percezione di questi come minacce o sfide, producendo risposte fisiologiche, psicologiche e comportamentali (i cosiddetti “meccanismi di adattamento”).
Queste risposte possono avere conseguenze a lungo termine, sia individuali che organizzative.
Lo stress può essere distinto in stress negativo (distress) e stress positivo (eustress).
È proprio questa distinzione ad influenzare significativamente il benessere e la performance.
Infatti, un livello accettabile e gestibile di stimolazione è necessario affinché l’individuo sia motivato allo sviluppo, alla crescita, al cambiamento e all’interazione con l’ambiente.
Il “distress” si manifesta quando la persona, percependo uno stimolo come minaccia, ritiene di non avere le capacità per farvi fronte.
Ad esempio, un dipendente riceve un progetto complesso da completare entro una settimana. Tuttavia, il carico di lavoro è già molto elevato, e il tempo e le risorse a disposizione sono insufficienti. Di fronte a questa scadenza, il dipendente si sente sopraffatto, irritabile e ansioso, con un conseguente calo del benessere psico-fisico e della produttività.
Al contrario, “l’eustress” si manifesta quando la persona percepisce uno stimolo come sfida, in quanto lo stesso lavoratore ritiene di poterlo affrontare con esito positivo.
Le percezioni di minaccia o sfida dipendono da diversi fattori:
- individuali (autostima e autoefficacia, resilienza, personalità, esperienze precedenti)
- contestuali (ambiente di lavoro, supporto sociale, risorse, chiarezza degli obiettivi)
- contingenti (novità e incertezza, tempo a disposizione)
La chiave per trasformare lo stress lavorativo in eustress può essere coltivata attraverso la promozione di una cultura aziendale positiva e l’implementazione di tecniche di gestione dello stress, come il coaching, il supporto psicologico e la formazione continua, tutte tecniche che – seppure in modo non esaustivo per motivi di spazio – verranno sviluppate nei prossimi numeri del Mensile.
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